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UN MONDO DI POESIA
E’ L’ALBA

Sprazzi chiari, riverberi riflessi
della luna sull’acqua, sfumature
di cristallo le punte dei cipressi
che dominano lembi di radure

spettacolo spirituale. Messi
bionde alle prode ondeggiano mature
al sospiro del cielo e di sommessi
refoli. Viene avanti il giorno arsure

arriveranno. Si trasforma il viola
della volta in rosato e poi in intenso
azzurro. Pavido senza parola

contemplo lo spettacolo, visione
che infonde all’anima vigore e senso
d’eterno, beatitudine, emozione.





RIDE FIRENZE

Ride Firenze perlata di sole
nell’Arno si riflette il Ponte-Vecchio
con la superba straripante mole
e nelle onde d’argento si fa specchio.

Lento è il giorno che scorrere non vuole
nel meriggio d’estate. Solo un vecchio
pensa ad antichi amori alle parole
che su quel Ponte un dì ebbe all’orecchio.

Viene sera ogni insegna ha il suo colore
nei vicoli agghindati, civettuoli.
Dialoga la gente in armonia

e apprezza la città nello splendore
di Por Santa Maria, via Calzaiuoli
della chicca che è piazza Signoria.




TRASPARENZE

Il cuore non ha voce per svelare
la luna che s’affaccia sul Maneto.
Un nascosto languore presto appare
nel sospiro di sere in gran segreto,

ma è l’addio degli istanti a ricordare
che il tempo è una clessidra. Nel pioppeto
impera e abbaglia il buio nel rivangare
pensieri in fondo all’animo irrequieto.

Ho vissuto il bagliore dei miei sogni
per raccogliere l’ultimo presagio
dal quale non potrò forse dedurre

l’attracco del domani. Ma per ogni
momento che m’è triste naufragio
approderò su dolci rive azzurre.





PREGHIERA A MARIA

Madre, conforto grande nell’attesa
della preghiera. Sempre m’infervora
leggera marea d’anima. Mi sfiora
pietà di mani: forse hanno riaccesa

la gioia della luce. Non s’è arresa
la speranza di pace. S’addolora
lo spirito tremante che t’implora:
grazia e non armi sia vera difesa.

Mai più pianto di madri fra le stelle
mai più miseria e distruzione. Morte
cedi a un alito santo di zefiro

per acquietare l’indole ribelle
in un’oasi di pace. Sante porte
aperte alla pietà con un sospiro.






ALLA MADONNA DELLA FONTENOVA


Madonnina dolcissima celeste
che vegli in Fontenova a Monsummano
d’alba vestita e luccicante veste
affranto ti pregai ma non invano

quando tristi giornate ed ore meste
mi straziarono in modo disumano
questo povero cuor, che fra tempeste
nella morsa restò dell’uragano.

Oggi stanco T’imploro con fervore
perché non m’abbandoni solitario
ma con grande pietà e col tuo amore

mi aiuti a tener fede a quel Rosario
che il male spazzerà e ogni dolore
in questo mondo dov’è ancor Calvario.





PASQUA DI RESURREZIONE.

Nella tiepida sera
l’aria odora di verde,
di tenera primavera.
Sull’orizzonte rosso di fuoco
vermiglio sole si perde.
Lieti rintocchi festosi
tremula l’aer diffonde;
l’eco lontano risponde
e un suono di serena pace
alla valle raccolta che tace
compiaciuto riporge.
Si librano in volo maestosi
sopra verdi bastioni montuosi
gruppi di rondini sparsi.
E’ Pasqua, il Cristo risorge
e invita l’uomo ad amarsi.
Aneliti di celestiale preghiera
rinfrancan la gente che crede;
un sentimento di mistica fede
accende il cuor di chi spera
e all’anima spersa s’impone.
E’ Pasqua di resurrezione.





LA CROCE

Lacerante enigma
di rosso sangue
madida.

Venerato paradigma
sul Golgota langue
radica.

Gocce d’amore
d’eterno perdono
al cielo brilla.

Sublima dolore
dell’ultimo trono
arde sfavilla.






SPIRITUALITA’

Poche cose conosco delle leggi
che oggi ancor ti governano, universo
ma tu Dio che l’intero mondo reggi
non ti scordar di me che mi son perso.

Io chiedo con fervor se mi correggi
e mai mi lasci al buio nel destino
che invece con sapienza Tu maneggi
per nutrirmi qual fragile bambino

Falce di vento, prendimi per mano
per mostrarmi quel cielo adamantino
io ti seguo lasciando il cuor mondano
pescando i sogni belli dal cestino.

Questo grido Ti giunge da lontano
non lasciarmi fra pietre qui sommerso
spalancami le porte piano piano
immergimi lassù nel cielo terso.





FIRENZE

Orgogliosa dei tuoi preziosi affreschi
nel tempo che trascorre sempre uguale
odalisca fra raffinati veli,
ti rispecchi immortale

ostentando un’intrigante malizia
nei luccichi romantici d’un Arno
che le tue glorie resero famoso.
Il volto tuo, che indarno,

appeso alle vetrate della notte
sospira a fiati ed aliti d’antico,
negli anni non dimostra mai stanchezza
e sorride pudico

al cuor che brucia incensi di ricordi.
Scolpita su medicea eterna pietra
sorniona t’addormenti fra i tuoi colli
e nella notte tetra

che accende ad una ad una eteree luci
fascinosa trasmetti nuove ebbrezze
alle vele dell’anima rapita.
Con te quante dolcezze

sui lungarni fra lucciole di stelle
sotto il sorriso aperto della luna
bramando l’alba in nostalgie d’azzurro
o quando nella bruma

d’un sole che il tuo spiro brucia e uccide
l’inverno impertinente gela il cuore.
E allora, nella veste tua di fata
pulsante di calore,

a piazza Signoria o sul Ponte Vecchio
io ti ritrovo e sento all’improvviso
un senso di profonda devozione
ché, d’arte paradiso,

fra torti vicoli intricati e stretti
lieve conforti ogni malinconia
stendendo compiacente atemporale
un velo di magia.




MAGIE D’ARNO

Specchio di luna,
orlato di stelle
in mezzo a lucciole di luci accese
calmo la notte scorri, fra i palazzi
delle tue rive
illuminate d’arte
testimone di secoli di storia.
Ma diventi spavaldo e prepotente
quando nella tempesta, ti rigonfi
e l’acqua spuma
grigia in mille gorghi
con il vento che affila le sue lame
in eteree invisibili folate
increspandoti d’onde limacciose
con le quali feristi un giorno a morte
questa Firenze
che t’ha reso illustre.
Sornione in quiete
nei meriggi estivi
guardi il volo disteso dei gabbiani
custodi di pensieri vagabondi
amico Arno,
culla di poeti
linfa d’una città che non ha uguali.
Ma il tuo fascino
supera ogni attesa
quando scende la sera e tu indolente
ti fai guardare disinteressato
dalle arcate immortali al Pontevecchio
o al balcone stupendo del Piazzale
avvolto nei vapori del tramonto
prima che il velo arcano della notte
ti celi sotto un manto di mistero.





AD INES E SANTI

Ines, arde stanotte in cielo e brilla
luminosa girandola di stelle:
lo so perché così tanto sfavilla
la volta scura sotto le fiammelle

accese dal tuo amore che scintilla:
son gli occhi tuoi che sorridono nelle
notti di luna con l’aria tranquilla.
Un brivido m’arriva sulla pelle

quando mi par d’udire la tua voce
la fresca allegria, scrosci di risate
trasportate da un refolo precoce.

Cara zia Ines, nostalgie vibranti:
le veglie dopo cena, le bruciate
e tu che mi parlavi di zio Santi.



 

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